February 05
Sangue e ipocrisia
04 - 02 - 2007
Venerdì sera 2 febbraio, a Catania, un agente di Polizia è rimasto
ucciso durante gli scontri a margine di Catania-Palermo. La morte di
una persona è un fatto irreparabile, che ferisce tutti gli uomini di
cuore e di buonsenso. Ma gli uomini di buonsenso non sopportano
l'ipocrisia, che puzza più della morte.
Il dolore è di chi piange il proprio caro, agli altri spetta un
rispettoso silenzio. Ma certe persone non si fermano neppure dinnanzi
al più nefasto degli accadimenti. E parlano, parlano, per cercare di
trarre qualche vantaggio da una tragedia. Anche questo è un crimine
(per lo meno morale), si chiama: sciacallaggio.
Parla l'ex ministro Pisanu.
Parla di giustizia, lui, che chiedeva aiuti fraudolenti a Moggi. E
parla di privatizzare gli stadi, perché è un affare di miliardi. Grazie
ai suoi decreti, si può ora dotarli di qualsiasi struttura commerciale.
Parlano il presidente del consiglio e il ministro dello sport. Parlano
di decisioni drastiche contro un crimine, loro, gli artefici
dell'indulto, quelli che garantiscono impunità ai terroristi sfuggiti
alla legge.
Parla il ministro della giustizia. Definisce gli Ultras (milioni di
persone totalmente estranee ai fatti) un cancro e dice di voler salvare
il calcio. Vuole salvare il calcio, lui, un ex Dc, ex ministro della
destra e attuale ministro della sinistra, fautore dell'indulto e
strenuo difensore dei corrotti di calciopoli (che voleva tutti
amnistiati).
Parla il presidente del Catania. Parla di ricatti, lui, che aveva
"minacciato" di non presentare la squadra se lo Stato non avesse
acconsentito a far svolgere Catania-Palermo alle 18 di venerdì (così
com'è stato).
Parlano i giornalisti, quelli che hanno coperto calciopoli 2006 e tutte
le nefandezze operate per insabbiarlo; quelli rimasti in silenzio
quando Paolo di Brescia
veniva spedito in coma, o quando veniva ucciso Federico Aldovrandi, o
quando un tifoso del Napoli finiva in coma per un lacrimogeno sparato
ad altezza uomo.
Filippo Raciti, ispettore capo di 38 anni con una moglie e due figli,
non doveva essere ucciso; così come non doveva esserlo Federico, un
ragazzo di soli 18 anni. Entrambi meritano giustizia; tutti la
meritano. Ma la giustizia, per essere giusta, deve fondarsi su di una
legge uguale per tutti (e non solo in teoria). Chi enfatizza certi
fatti e ne omette altri, chi colpisce talune categorie e ne amnistia
arbitrariamente altre, non fa giustizia.
Sono state varate tante leggi speciali in merito alla "violenza negli
stadi", alcune palesemente anti-costituzionali. Eppure non sono
servite, perché erano profondamente sbagliate. Hanno colpito
ingiustamente Ultras e tifosi, hanno criminalizzato chi affronta a mani
nude un altro uomo, con coraggio e lealtà, secondo un preciso codice
d'onore. Ed ecco, è rimasta proprio la violenza, quella che va oltre il
pugno e arriva alla tragedia. Telecamere e biglietti nominali possono
aver spostato il problema fuori dai cancelli, ma niente di più. Una
cultura non si cambia spiando le persone.
Ogni giorno si commettono omicidi, stragi e stupri in tutto il Paese.
In Sicilia (la regione di Catania) si verifica in media più di un
omicidio alla settimana. Ma lo stadio è uno dei posti più sicuri del
Paese. Possono esserci alcune scazzottate tra giovani ma i fatti di
sangue sono estremamente rari. In Italia si viene uccisi
prevalentemente in famiglia (al primo posto), oppure dalla mafia o
dalla criminalità comune; questo dicono le statistiche. Dicono che il
nucleo alla base della nostra società, la famiglia, ha gli elementi
sempre più instabili e in conflitto (si uccidono), e che le
organizzazioni criminali dettano la loro legge in buona parte del
Paese. Quisquiglie? Per questo Stato sembra di sì, perché le leggi
speciali le adotta solo contro Ultras e tifosi.
Domenica 28 gennaio a Luzzi (Calabria), il dirigente di una società
calcistica è rimasto ucciso a causa delle percosse subite in una rissa,
scoppiata al termine di Cancellese-Sammartinese di Terza Categoria. Due
giocatori sono stati indagati per tale omicidio. Ma non saranno varate
leggi speciali per i calciatori.
Noi chiediamo giustizia e verità, per tutti. Giustizia e verità anche
per Filippo Raciti. Chiediamo che chi ha sbagliato paghi (sempre) e
comunque (senza privilegi per nessuno). Chiediamo siano accertate le
responsabilità di tutti. Di chi ha ucciso, innanzitutto. Ma anche di ha
gestito l'ordine pubblico, di chi ha fatto svolgere una partita a
rischio alle 18, di chi ha fatto perdere metà partita ai palermitani
(strategia del sopruso che serve solo a surriscaldare gli animi).
Volere la verità in un Paese abituato alla menzogna è un desiderio
rivoluzionario. Volere la verità, qualunque essa sia, è un desiderio
inusitato. Anche per questo siamo Ultras.Articolo tratto dal sito dei Boys Parma 1977